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Chiesa di San Matteo I

via Vittorio Emanuele, tra Via Maqueda e via Roma

 

 

Storia

Una precedente chiesa dedicata all'evangelista Matteo era sorta già alla fine dell'XI secolo di contro all'attuale, annessa a un monastero basiliano che ricadeva nel sito dove ora sorge parte del monastero di S. Caterina. In quest'antica chiesa, il 15 aprile del 1599, Fra' Leonardo Galici fondava l'Unione del Miseremini, con lo scopo di raccogliere elemosine per la celebrazione di messe in suffragio delle Anime del Purgatorio.
Grazie a lasciti ed elemosine l'Unione assurse ben presto a cospicua importanza, tanto che già nel 1603 Clemente VIII l'elevava al rango di Arciconfraternita. Si rese perciò necessaria l'edificazione di un nuovo tempio di più vaste proporzioni. Ad offrire l'area necessaria allo scopo fu il celebre giureconsulto Mario Muta, che nel 1631 donò alcune sue case che sorgevano nel luogo dell'attuale edificio.
I lavori per la nuova chiesa, progettata da Mariano Smiriglio, ebbero inizio nel 1633 e già nel 1647 la costruzione risultava ultimata, almeno limitatamente all'interno. Alla facciata, invece, si continuò a lavorare fino al 1662, come si rileva dalla lapide incassata al secondo ordine. Alla sua realizzazione concorse una schiera di artisti: gli scultori e architetti Carlo D'Aprile e Gaspare Guercio, Luigi Geraci e inoltre numerosi marmorari e scalpellini.

 

 

Descrizione

Il prospetto, restaurato nel 1997, è interamente realizzato in marmo grigio e beige. Impostato su un telaio a tre ordini che accentua fortemente la componente verticale, è qualificato da vigorosi effetti chiaroscurali ottenuti con lo scavo profondo delle superfici e con l'emergere aggettante delle membrature. L'Immacolata sulla porta centrale, il S. Matteo (a d.) e il S. Mattia (a s.) sono verosimilmente opere di Gaspare Guercio.
L'interno della chiesa, a tre navate con transetto, col suo sviluppo in alzato rivela una distribuzione delle strutture di matrice ancora cinquecentesca. Alla decorazione delle volte e delle cappelle si lavorò per tutto lo scorcio del '600 e fin oltre la metà del secolo successivo. Nel 1729 Giacomo Serpotta realizzò l'altorilievo in stucco con Cristo con un Angelo conforta le Anime Purganti, posto sulla porta d'ingresso nella facciata interna, e le due statue allegoriche della Giustizia e della Fede situate rispettivamente a s. e a d. nei pilastri della cupola, dal lato del presbiterio.
Le volte furono affrescate tra il 1754 e il '56 da Vito D'Anna che dipinse nella navata centrale l'Apoteosi dei SS. Matteo e Mattia, la Liberazione delle Anime dal Purgatorio, le Anime Purganti; nelle due ali del transetto la Gloria di S. Gregorio (a s.), Adamo ed Eva e il Cristo Liberatore (a d.); nella cupola Il Trionfo del Nome di Maria (firmato su tre finestre) ed infine, nella volta del presbiterio, La Promessa del Cristo Riparatore e l'Agnus Dei.
I medaglioni in stucco tra arco ed arco con figure di Apostoli su fondo violaceo furono eseguiti da Bartolomeo Sanseverino nel 1739, sotto la direzione dell'architetto Francesco Ferrigno. Allo stesso stuccatore si devono le altre due figure allegoriche della Speranza (a s., guardando verso l'ingresso) e della Carità (a d.), poste sugli altri due pilastri della cupola.
Le cappelle della chiesa custodiscono una significativa antologia di opere d'arte siciliana tra il secoli XVII e XVIII.
La prima cappella della navata s. ospita sull'altare una tela raffigurante L'Angelo Custode (molto rovinata) di ignoto del XVII secolo. A s. è il monumento funebre di Rosario Gregorio (1809), a d. è un monumento commemorativo a don Giuseppe Vella (1815).
Nella seconda cappella, la tela con la Sacra Famiglia è attribuibile a Giuseppe Testa (1795 ca.).
Nella terza, entro la nicchia sull'altare la Madonna di Trapani è delicata opera di scuola gaginesca del XVI secolo.
La quarta cappella ospita Lo Sposalizio della Vergine con S. Anna (datata 1647), l'ultima opera dipinta da Pietro Novelli prima di essere mortalmente ferito durante una sommossa.
Nella quinta cappella la tela con i SS. Matteo e Mattia è di Antonio Manno (seconda metà sec. XVIII).
Nel braccio s. del transetto, la tela sull'altare raffigurante la Messa di S. Gregorio Magno è opera di Leonardo Bazzano (1615). A d. dell'altare è un medaglione di marmo giallo con il busto di Mario Muta (1763), cui apparteneva il jus patronatus della cappella. I coretti posti sulle due porte sono eleganti opere rococò. A d. della porta d'ingresso alla sagrestia è un ovale marmoreo con l'immagine di Fra' Leonardo Galici (1742) di ignoto.
Il presbiterio ospita alle pareti quattro quadroni marmorei raffiguranti i Dottori della Chiesa opera probabilmente di Federico Siracusa (fine sec. XVIII). L'altare maggiore, con tabernacolo in lapislazzuli e pietre dure, fu eseguito a partire dal 1798 da Filippo Pinistri su disegno di Giovanni Emanuele Cardona. La tela in fondo al cappellone con la Trinità e le Anime Purganti è di Giuseppe Testa (1796).
Nel braccio d. del transetto, sull'altare è un drammatico Crocifisso posto su un dovizioso Reliquiario rococò. Il medaglione in marmo giallo sulla s. raffigura don Camillo Barbavaga, cappellano, che a sue spese fece abbellire la cappella.
Nella quinta cappella della navata d., sull'altare è una Madonna del Rosario tra Santi domenicani (datata 1676) di un attardato seguace del Novelli.
Nella quarta, la Presentazione al Tempio (1645-47) è uno degli ultimi capolavori dipinti da Pietro Novelli.
Sull'altare della terza cappella, la tela con l'Annunciazione, è di ignoto novellesco (metà sec. XVII).
Nella seconda cappella, la tela raffigurante S. Francesco di Paola, è attribuita al pittore agrigentino Nunzio Magro (inizi XVIII secolo).
Nella prima cappella, la tela con l'Immacolata Concezione tra i SS. Francesco Saverio, Ignazio di Loyola, Rosalia e Caterina da Siena, è di ignoto imitatore dei modi del Novelli della metà del XVII secolo (Andrea Carreca?).
Nella sagrestia della chiesa, che probabilmente ricade nell'area del giardino di Casa Muta, sono da notare il grande armadio con figurine di Profeti, Santi e Anime Purganti intagliato da Pietro Marino nel 1738 e il Crocifisso posto su un finto parato ligneo (sulla d.). L'affresco della volta, raffigurante Giuda Maccabeo che raccoglie elemosine per offrire un sacrificio a Dio, fu eseguito tra il 1741 e il 1742 da Filippo Randazzo entro quadrature a finto stucco dipinte da Giovanni Miracula.
Nell'Oratorio della Compagnia del Miseremini in S. Matteo, situato sopra la sagrestia, si conservano, dell'originario apparato decorativo, solo due ovali in stucco e un rilievo marmoreo con La Pietà di Lorenzo Marabitti del 1739.
Nella retrostante salita di S. Antonio sono i resti di due notevoli Edifici medievali (fine XIII-inizi XIV sec.), dei quali quello a sinistra appare meglio conservato: esso presenta quattro eleganti bifore con una raffinata decorazione floreale negli archivolti e nella fascia davanzale ed esili colonnine a torchon. Quasi di fronte sono talune strutture del cinquecentesco Palazzo Termine di Vatticani, impostato sul tracciato di una parte delle mura nord-orientali della Neapolis. Del palazzo sono ancora visibili le mensole dei balconi in pietra da intaglio.

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