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Quattro Canti

Storia

La realizzazione dei Quattro Canti ( detti anche di città, per distinguerli da quelli di campagna) rappresentano il primo e più importante avvenimento urbanistico che avesse interessato la città nell'età moderna costituendo il punto di incontro di via Maqueda e di Corso Vittorio Emanuele, che dividevano in quattro parti la città: i quartieri Tribunali, Castellammare, Palazzo Reale e Monte di Pietà. Questa magnifica piazza cominciata dal Senato di Palermo il 21 dicembre 1608 e terminata nel 1620, fu progettata da Giovanni Fernandez Paceco, duca di Villena, vicerè di Sicilia, e sopra il disegno ideato dall' architetto Giulio Lasso.

Descrizione

La piazza forma un ottagono con quattro prospetti di meravigliosa bellezza. L'idea probabilmente derivò dal prototipo della piazza delle Quattro Fontane a Roma. Il Lasso seguì personalmente i lavori fino al 1615, anno della sua morte. A lui subentrò Mariano Smeriglio. Egli previde la sovrapposizione di tre ordini distinti: tuscanico quello terraneo, ionico quello mediano, composito quello superiore.
La parte architettonica dei quattro angoli venne completata nel 1620, e intorno a quella data furono approntati i disegni per le decorazioni, oltre che dallo Smiriglio, da Nicasio Azzarello e da Giovanni D'Avanzato, al quale si deve l'ideazione delle fontane. All'erudito Filippo Paruta si deve l'elaborazione del piano iconologico dell'opera.
Conformemente all'idea della croce di strade, cara alla cultura controriformistica, si cercò di rilevarne la profonda compenetrazione tra la sfera umana e quella divina, anche sul piano numerico.
Il quattro è il numero dell'uomo (le stagioni, gli elementi, le età etc.), il tre (gli ordini sui quali si articolano i quattro "retabli") è invece il numero sacrale per definizione (tre sono infatti le persone di Dio).

Nell' ordine superiore, le statue delle quattro Sante palermitane Cristina, Oliva, Agata, Ninfa (ognuna protettrice del quartiere che ha alle spalle furono eseguite), furono realizzate tra il 1620 e il '24, quelle delle Stagioni e dei Sovrani a partire dal 1630.
Osservando il Cantone meridionale (quello addossato alla chiesa di S. Giuseppe): in basso, la Primavera (Gregorio Tedeschi). Si noti come ciascuna delle immagini delle Stagioni sia accompagnata da una mostruosa figura ibrida (in questo caso rappresentante la Terra); sopra, Carlo V; al terzo ordine, S. Cristina (G. Tedeschi). Il fastigio è rappresentato, come negli altri tre, dallo stemma reale, affiancato da quelli viceregio e senatorio.
Cantone occidentale (a d. guardando verso Porta Nuova): in basso, Estate e Fuoco (G. Tedeschi); al secondo ordine, Filippo II; al terzo, S. Ninfa (G. Tedeschi).
Cantone settentrionale (a s., guardando verso il mare): in basso, Autunno e Aria (Nunzio La Mattina); al secondo ordine, Filippo IV; al terzo, S. Oliva (N. La Mattina).
Cantone orientale (a d. guardando verso il mare): in basso, Inverno e Acqua (N. La Mattina); al secondo ordine, Filippo III; al terzo, S. Agata (N. La Mattina).

Le conche inferiori delle quattro fontane sono ottocentesche e progettate da Salvatore Bonomo nel 1864. Le fontane rappresentano i fiumi che bagnavano anticamente la città: Oreto, Kemonia, Pannaria, Papireto. La loro apposizione si rese necessaria per raccordare quelle originarie con il piano di calpestìo della piazza, che era stato sensibilmente abbassato.

Curiosità

Il fatto che nelle ore del giorno almeno una delle quinte architettoniche sia illuminata dal sole, accresceva la considerazione dell'Ottangolo quale luogo simbolico, e perciò si amò chiamarlo anche, enfaticamente, "Theatro del Sole". La piazza fu anche lo spazio deputato alle "feste" dell'effimero e della forca. Essa infatti fu luogo di svariati eventi: pubbliche funzioni fatte in città per l'apertura della Piazza, o per l'ingresso del nuovo arcivescovo, cardinale Doria, o per la benedizione delle bandiere per la Flotta, per le feste di ballo, i banchetti, i tornei, le corse dell'anello, il carosello e le cacce dei tori in occasione dei matrimoni della nipote del Viceré col Marchese di San Lorenzo e di una nipote del Barone di Siculiana con il fratello del suo Cavallerizzo.
Ancora oggi rimane uno degli scenari privilegiati per fare da cornice all'evento più importante della città: il "festino" di Santa Rosalia, patrona di Palermo.

Bibliografia: De Seta, Spadaro, Troisi (2004) Palermo città d'arte. Guida ai monumenti di Palermo e Monreale, Palermo, Kalòs

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