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Palazzo della Zisa

Storia

La costruzione della Zisa, dal termine "al-aziz", "la splendente", venne iniziata durante il regno di Guglielmo I e poi continuata da Guglielmo II tra il 1165 e il 1180. Dimora estiva legata agli "otia" dei re normanni, venne trasformata nel XV secolo in un centro di attività agricola, accentuandone il carattere di fortificazione ricavando dei merli dalla scritta epigrafica che lo coronava.

In un'altra epigrafe posta all'interno era definito "il più bel possesso del più splendido dei reami del mondo". Nel 1634 fu acquisito dalla famiglia dei Sandoval che l'adattarono a residenza aggiungendo balconi, uno stemma all'esterno, un grande scalone monumentale all'interno e modificando le coperture (padiglioni e piramidi sulle torrette laterali).

Nel 1955 è stato acquisito dalla Regione Siciliana. Il lento e progressivo degrado culminò nel 1971 con un crollo nell'ala settentrionale. Il restauro, terminato nel 1992 ad opera di Giuseppe Caronia, che ha riedificato le parti crollate in cemento armato, ha restituito alla città la Zisa, dove attualmente sono esposti materiali di matrice islamica.

Descrizione

La Zisa è un unicum in tutto il Mediterraneo poiché dei similari palazzi nordafricani non è rimasto che qualche rudere.
All'esterno del palazzo, sviluppato in altezza e caratterizzato da un aspetto chiuso e bloccato, la continuità dell'involucro murario veniva animata dal gioco grafico delle arcate cieche nelle quali si inserivano originariamente bifore o monofore, dai tre fornici d'accesso e dai corpi sporgenti laterali. I tre piani sono sottolineati da sottili cornici.

Dal grande fornice d'accesso, decorato da una costola bicroma nell'intradosso dell'arco e da colonnine negli stipiti con capitelli con uccelli beccanti, si accede al vestibolo e alla Sala della Fontana. Un arco barocco con affreschi mitologici, residuo delle modificazioni dei Sandoval, ha mortificato l'arco d'ingresso della sala, sottolineato da un fregio epigrafico.

La Sala della Fontana, con pianta cruciforme (iwan), rappresenta un salsabil, un ambiente nobile in cui la presenza di una fonte ricorda uno dei corsi d'acqua del paradiso coranico.

L'acqua sgorgava al di sotto di un'aquila musaicata, scivolava rifrangendosi negli zigzag di una lastra obliqua (sardiwan) e scorreva in una canaletta, inframmezzata da due vaschette quadrangolari, che divideva in due l'ambiente, per poi confluire nella peschiera esterna. Arricchivano questo spazio colonnine angolari e tre splendide muqarnas (volticine alveolate) in stucco.

In due di esse un'apertura permetteva alle donne di sbirciare i ricevimenti da cui erano escluse. Nel mosaico sovrastante l'aquila, eseguito da maestranze bizantine, pavoni affrontati di origine mediorientale sono affiancati da due cacciatori che mirano ad uccelli nascosti nelle fronde degli alberi.

L'edificio venne progettato in un unico contesto con la sistemazione del giardino circostante. L'inserimento del giardino progettato alla maniera araba è destinato alla contemplazione dentro un parco concepito alla maniera normanna e destinato alla caccia.

Insieme all'edificio venne costruita la Chiesa della SS. Trinità, una cappella reale simile a quelle del palazzo della Favara o di Altofonte. La chiesa è ad un'unica navata separata da un grande arco dal coro rettangolare sormontato da una calotta emisferica con muqarnas in stucco.

Nella Zisa la contraddizione fra la impenetrabilità dell'esterno e lo spazio fluido e avvolgente dell'interno richiama la netta separazione tra sfera pubblica e privata del mondo orientale. Un principio geometrico di matrice culturale fatimita sovrintende a tutta la costruzione: al centro del palazzo vi sono due sale di rappresentanza, la Sala della Fontana e la Sala Belvedere in alto, qualificate da un'altezza maggiore e da un ricco apparato decorativo. Nelle due ali simmetriche laterali si trovano gli appartamenti privati del re.

Curiosità

La Zisa può essere collocata in un contesto culturale decisamente europeo, si dovrebbero ricercare i caratteri e il gusto figurativo del monumento oltre che nei modelli offerti dall'edilizia araba anche in alcune matrici formali inglesi.

E' vero che Guglielmo II adottò i costumi degli emiri circondato da concubine orientali e schiavi negri, chiamò artisti musulmani ma è anche vero che la formazione culturale del re aveva ricevuto una forte impronta europea dalla madre spagnola, dai parenti francesi e consiglieri inglesi e infine dalla moglie inglese Giovanna d'Inghilterra.

La Zisa sorgeva al centro del Parco del Genoard, infatti la concentrazione del territorio organizzato come sistema di parchi era tipica del mondo normanno.

All'entrata del palazzo è possibile vedere l'intradosso dell'arcone settecentesco su cui vi sono dipinti i famosi "diavoli della Zisa" che secondo la tradizione popolare è pressochè "impossibile contare". In realtà non sono altro che figure mitologiche.

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