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Chiesa di S. Cataldo

piazza Bellini

 

Storia

Costruita prima del 1160 sulle vecchie mura della città, faceva parte di un complesso di edifici posseduti da Majone da Bari, Gran Ammiraglio alla corte di Guglielmo I nel 1154. La cappella fu concessa dal re a Silvestro da Marsico che vi seppellì la figlia Matilde nel 1161. Venduta successivamente alla Dogana dei Baroni, venne ceduta nel 1182 alla Chiesa di Monreale. Nel 1625 i locali annessi alla cappella, che occultavano la chiesa, vennero utilizzati come foresteria dal Vescovo di Monreale. Nel 1787, interrotta la funzione parrocchiale, la cappella venne trasformata in ufficio postale. Nel 1882 grazie ai restauri del Patricolo venne restituita all'antica configurazione, abbattendo le costruzioni aggiunte. La chiesa è sede dell'ordine del S. Sepolcro di Gerusalemme.
Il paramento murario esterno, in nitidi conci di arenaria, è evidenziato da alte arcate cieche con ghiere e rincassi graficamente rilevati che accentuano il verticalismo dell'edificio, chiuso e bloccato. Solo l'abside centrale è pronunziata all'esterno mentre le minori sono ricavate nello spessore del muro. Corona l'edificio una scritta, ormai lacunosa, in caratteri latini e un fregio a traforo. Le tre alte cupolette rosse a sesto rialzato insistono sulle tre campate della navata centrale, più alta delle navate laterali.

 

Descrizione

La cappella di S. Cataldo si erge con il suo nitido blocco stereometrico in posizione sopraelevata rispetto alla piazza, il cui piano stradale venne abbassato nel XIX secolo.
All'interno la sensibilità geometrica tipica della cultura fatimita si concretizza nell'iterazione dell'elemento cubico cupolato nella navata centrale. Nicchiette tripartite poste agli angoli del tamburo quadrato mediano il passaggio al cerchio di base delle cupolette costruite con piccoli conci di tufo. Le due navate laterali, divise da colonne con capitelli di spoglio, hanno campate rettangolari, coperte da volte a crociera. Le finestre ogivali nelle cupolette, nel tamburo rettangolare e nelle pareti laterali della cappella, dovevano essere schermate da transenne di gesso. Colonnine annicchiate negli spigoli arricchiscono il santuario, sopraelevato da due gradini. La nudità delle pareti dell'interno, dovuta forse all'improvvisa morte di Majone da Bari che impedì il completamento musivo, pare contraddetta dal ricchissimo pavimento con motivi aniconici in marmo e porfido. Originale è l'altare in marmo.

 

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