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Palazzo Reale o dei Normanni

piazza della Vittoria
(ingresso da piazza Indipendenza)

 

Storia

Costruito strategicamente sul punto più alto della città su preesistenze puniche, romane, bizantine e arabe poste a difesa delle mura e della porta urbica della città, la reggia normanna costituì un centro plurifunzionale, simbolo del potere civile della monarchia. Definito "Palatium Novus" di contro al "Vetus" Castello a mare che conservava una funzione più militare, dimostra la volontà dei sovrani normanni di concentrare nella cittadella fortificata della Galca le funzioni legate all'esercizio del potere che in precedenza gli arabi avevano voluto vicino al porto, nella Kalsa.

 

Descrizione

Il palazzo era costituito da edifici turriformi collegati da portici e da giardini che formavano un complesso unitario comprendente anche opifici tessili (il tiraz) e laboratori di oreficeria. Una via coperta lo collegava direttamente con la Cattedrale. Nello spiazzo antistante vi era anche la cosiddetta Aula verde, di epoca anteriore, un ambiente aperto e riccamente decorato dove il re accoglieva i suoi ospiti. Nel 1132 venne costruita la Cappella Palatina che assunse una funzione baricentrica dei vari organismi in cui si articolava il palazzo. La decadenza inizia già con gli Svevi, in quanto Federico II non vi risiede, anche se il palazzo rimane sede dell'attività amministrativa, della cancelleria e della scuola poetica siciliana. Il ruolo periferico assunto dalla città si accentua con gli Angioini e gli Aragonesi, che privilegiarono altre sedi. La rinascita del palazzo si ha con i viceré spagnoli che nella seconda metà del XVI secolo scelsero di risiedervi adeguandolo alle nuove esigenze difensive e di rappresentanza. Fu costruito il Bastione di S. Pietro, visibile da piazza Indipendenza, con rigogliosa sistemazione a verde. Alcune torri vennero demolite (come l'araba torre rossa, forse in mattoni) o ridimensionate (la Joaria, la Pisana). Si aprirono grandi cortili e il prospetto venne unificato prima da un loggiato e poi da una grande facciata (1616) con due portali barocchi, che diede un aspetto bloccato all'edificio. Per esigenze di difesa furono costruiti due bastioni (1647-48) distruggendo tre chiesette bizantine prospettanti sul Cassaro. Modifiche al palazzo si ebbero sia durante il regno di Vittorio Emanuele di Savoia, che con re Carlo di Borbone (1735) e con Ferdinando IV di Borbone in fuga da Napoli con la moglie Maria Carolina (1798): fu abbellito il monumentale scalone, venne costruita una rampa per consentire alle carrozze l'accesso al Cortile della Fontana, distruggendo alcune strutture normanne (vani ipogeici con resti di affreschi normanni sono emersi durante gli scavi archeologici). Nel 1848 il Governo Rivoluzionario decretò la demolizione dei bastioni, simbolo dell'oppressione (sui resti di uno di essi è stato oggi impiantato un giardino pensile). Nel XIX secolo alcune parti del palazzo vennero reinterpretate secondo la nuova sensibilità neogotica (il prospetto posteriore, le due torri normanne, le "prigioni politiche"). In quest'ultimo secolo si sono succeduti vari interventi di restauro, che ancora proseguono. Nel 1984 sotto le sale del duca di Montalto sono stati individuati tratti di mura urbiche e una porta di accesso alla città punica (V secolo a. C.) tra due torri quadrangolari.
Dal 1946 il Palazzo è sede dell'Assemblea Regionale Siciliana. Delle quattro torri normanne citate dalle fonti (la Greca, la Chirimbi, la Pisana, la Joaria) oggi rimangono meglio visibili solo le ultime due, di forma quadrangolare, con i vani posti lungo un asse verticale, decorati da marmi e mosaici. Nella Pisana, detta anche "di Santa Ninfa", la differenza tra i piani era sottolineata all'esterno da una cornice che separava l'ultimo piano, leggermente più arretrato. Le finestre entro ghiere archiacute sono state modificate durante i rifacimenti successivi. Dei tre piani il primo, oggi adibito ad archivio, conserva larghi corridoi; nel secondo, dove probabilmente era la Zecca, vi è la "Sala del Tesoro", così detta perché vi sono state trovate semisepolte giare contenenti monete d'oro; nel terzo la sala nobile, alta 15 m, decorata in origine con mosaici, di cui restano minime tracce, era forse riservata a sala del trono o delle udienze (oggi è lo studio del presidente dell'ARS). Nella parte superiore della torre nel 1791 per volontà del viceré Caramanico ed iniziativa del celebre astronomo Giuseppe Piazzi fu posto un Osservatorio Astronomico.
La Torre Joaria, di dimensioni più modeste, ha nel piano inferiore la Sala degli Armigeri, con uno spazio centrale sottolineato da quattro pilastri angolari, sui quali poggiano arcate ogivali. La copertura è a crociera, mentre gli ambulacri laterali sono coperti da volte a botte. Nel piano superiore vi è la Sala dei venti, un vano un tempo scoperto. Colonne pregiate al centro reggono arcate ogivali. La copertura è del 1713-20 e cinquecentesco è il portale in marmo. I leoncini in marmo (XVI secolo) da poco restaurati forse facevano parte di una perduta fontana. Ad oriente del vano vi è la Sala di Ruggero (XII secolo), con scene di caccia, che ripropone negli eleganti e sontuosi mosaici l'idea di un giardino-paradiso. Lambris in marmo e colonnine annicchiate rendono lo spazio più avvolgente.
Del periodo normanno rimangono anche le "prigioni politiche": vani disposti a ventaglio con delle finestre a feritoia.
La visita al palazzo è limitata a pochi ambienti per non ostacolare l'attività parlamentare che vi si svolge ed è sospesa durante le sedute. Dallo scenografico scalone costruito probabilmente nel Cinquecento e ristrutturato nel 1735, alla cui sinistra è un'elegante berlina di gala del 1766 appartenuta ai Lanza Branciforte, si accede al primo livello del Cortile Maqueda (dal nome del viceré che nel '600 ne promosse la costruzione), caratterizzato da tre ariosi ampi loggiati con archi a pieno centro. Prima di accedere alla Cappella Palatina è da notare un'iscrizione trilingue (latino, greco e arabo) che ricorda un orologio fatto costruire da re Ruggero. Le sale del duca di Montalto, recentemente restaurate, sono state costruite sui resti di antiche fortificazioni. Utilizzate nel 1569 come deposito di munizioni, come archivi e nel XVII secolo come sale delle udienze estive, vennero affrescate da Pietro Novelli (Il viceré Moncada vincitore sui Mori), e da V. La Barbera e da G. Astorino (Il Parlamento siciliano). Nel 1788 vennero trasformate in scuderie su progetto di Venanzio Marvuglia per il re Ferdinando di Borbone. Nel secondo livello (sopra le sale Montalto) vi è il Salone d'Ercole, oggi così chiamato per gli affreschi del pittore Giuseppe Velasco (1811). Costruito nel 1560, durante il viceregno spagnolo, era denominato Sala del Parlamento (oggi è sede dell'ARS).
Attraverso una loggia che prospetta sul cortile della fontana (1572), si accede alla Sala dei Viceré, con una Galleria dei ritratti dei nobili vicari del re dal XV al XIX secolo. Non sono visitabili alcune sale limitrofe che bene esprimono la temperie culturale neoclassica: una "sala alla cinese" affrescata da G. Patricolo, una "in stile pompeiano" con affreschi di G. Patania (detta "della regina").
Dopo la Sala della preghiera, così chiamata dal titolo di una tela ottocentesca, si possono visitare la Sala dei venti e la Sala di Ruggero nella Torre Joaria (v.s.). Dalla Sala di Ruggero si accede alla neogotica Cappella della Regina (detta "Carolina") con un dipinto ottocentesco di P. Sarullo sull'altare.
In seguito si accede alle sale del corpo seicentesco costruito lungo la facciata: la Sala Rossa, con affreschi mitologici, usata dai re Borboni come sala del trono; la Sala Gialla, oggi sala convegni, con tempere di V. Riolo con le imprese dei re normanni.

 

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